CANTO E UMORE: IL BISOGNO DI CANTARE
“Canta ché ti passa”, recita un noto detto.
E’ il contrario esatto del dire “Canta quando ti passa”.
Effetto e causa, nelle due diciture, sono invertiti. Come se il lupo e l’agnello della fiaba di Fedro, si fossero scambiati le posizioni lungo il ruscello.
Secondo la prima dicitura, il cantare (a qualsiasi livello lo si faccia, quindi
non il solo cantare bene), pare essere di per sé terapeutico.
Anche certi studi scientifici e medici approfonditi e degni della massima affidabilità sembrano convalidare quanto esprime il noto detto popolare. Si esplorano da tempo tutte le reazioni chimiche che il nostro cervello elabora sotto sollecitazione dell’uso musicale della voce, dimostrando essere proprio questa tipologia di stimolazioni a capo di quei repentini e sensibili mutamenti umorali che ogni essere umano conosce fin dalla propria infanzia.
Per cui è l’uso musicale della voce (inteso qui come melisma con connotati solamente melodici, tonali oppure no che siano, che diviene “canto” esclusivamente quando vi si sovrappongano i connotati linguistici, ovvero le parole), l’uso musicale della voce, si diceva, che stabilisce l’umore dell’individuo. Il detto “Canta ché ti passa”, può vantare adesso molteplici avalli e molteplici conferme, provenienti dalla sfera medico-scientifica come da quella medico-psichica.
Si canta o si fischietta per scacciare la paura.
Si canta quando la squadra del cuore sta vincendo.
Si canta per augurare buon compleanno.
Si canta durante un corteo di dissenso.
Si canta per pregare.
Cantano gli ubriachi anche quando non si reggono più in piedi e canta anche qualche demente totale.
Cantano gli animali in amore.
Cantano gli adolescenti per canzonare i coetanei.
Cantano i vecchi per ricordare la propria gioventù.
Canta il Muezzin sul minareto.
Canta il cavatore di marmo per ritmare la issa ed il pescatore di sciabica per ritmare il tiro.
E’ forse il caso di pensare che l’attività vocale sia primaria e vitale rispetto ad altre attività motorie, all’interno del nostro sistema neuro-vegetativo? E’ il sistema cerebrale che contiene il canto oppure è il canto che governa il sistema cerebrale? E’ forse il caso di pensare che il sistema cerebrale sia quindi solamente uno dei files del software “mente musicale”, deputato ad accordare e ad equilibrare tutte le attività cerebrali dell’intero software?
Nessuno può pronosticare cosa ci riserberà la ricerca medica e scientifica, ma, per dirla con Popper, nessuno può vietarci di pensare che una ‘costante ripetizione’, non rappresenti mai l’elemento probatorio della automatica ripetizione di un avvenimento, per cui: potrebbe venire il tempo in cui si dimostri che, alla fonte di tutte le operazioni chimiche del nostro sistema neuro-vegetativo, ci stia proprio il b i s o g n o di cantare.
Fatto sta che ci sono persone che pensano cantando, che è diverso assai dal cantare mentre si pensa.
Molti di quelli che si trasferiscono in un paese straniero e parlano correntemente la lingua locale, ad esempio, pensano e… si arrabbiano nella lingua madre! Allo stesso modo i pensieri di questi soggetti si esplicano e si organizzano in melodie proprie ed esclusive, grazie alle quali si affacciano alla mente e danno accesso alla loro contemplazione.
Si cantano dei piccoli ritornelli inventati per sottolineare un momento particolare.
Si cantano filastrocche inventate per addormentare i neonati.
Si canta per insegnare la musica al feto ancora all’interno dell’utero.
Si canta in ogni civiltà, in ogni epoca, in ogni cultura, in ogni latitudine.
Per quale altra ragione, c’è da chiedersi, se non per dare ascolto al b i s o g n o di cantare?
Spuntano, come le diete, le discipline filosofiche e religiose che promettono equilibrio, serenità, benessere, anche fisico. Molte di queste promettono miracoli ed esibiscono fior fiore di risultati ottenuti.
Vi sono prove certe che il canto sia una disciplina efficacissima per l’umore, se non la più efficace.
Molti di quelli che hanno migliorato le proprie prestazioni vocali, migliorando di conseguenza le proprie prestazioni canore, hanno smesso di assumere farmaci per dormire o per tranquillizzarsi o per controbattere lo stress e la depressione.
Se ne conoscono parecchi.
Chi raggiunge l’appagamento vocale, riuscendo a gestire bene la propria voce, tanto da esserne soddisfatto, canta più volentieri, cioè: usa più volentieri la propria voce, guidata da mente musicale ed espressiva. Riesce meglio a soddisfare il proprio b i s o g n o di cantare.
In pochi, semplicissimi ed accessibilissimi concetti, si riesce ad impostare un argomento infinitamente sviluppabile in tutte le direzioni ed estendibile a tutti i campi della conoscenza umana: il b i s o g n o d i c a n t a r e presente in ogni essere vivente.
Intanto si effettui una netta distinzione fra concetti basilari, in modo da creare le premesse o, meglio ancora, i postulati per un dialogo atto ad essere arricchito dagli elaborati di tutti:
1- il canto è un bisogno proprio di ogni essere vivente.
2- voce, parola, melodia, metodo, tecnica, meccanica, stile, branca vocale, musicalità ed espressività sono tutti concetti autonomi, anche se tutti possono essere catalogati come elementi afferenti e costituenti il gesto ultimo e definitivo del ‘cantare’.
3- a capo di tutto il sistema di esplicazione del canto vi sono delle leggi, delle norme meccaniche che sono assolutamente ineludibili. Esse riguardano non solo la meccanica di produzione della voce cantanta, ma disciplinano anche parametri come lo stile, la prassi, la spendibilità, la commercializzazione, la divulgazione del canto ed altro ancora.
4- tutto ciò che è fisiologia, morfologia, anatomia, istologia, patologia, funzionalità, igiene, meccanica articolare, meccanica produttiva riguardanti l’apparato vocale, è regolato e disciplinato da leggi.
5- tutto ciò che concerne filosofia, estetica, sociologia, analisi ontologica, metodo didattico, tecnica ed altro, fa parte dell’insieme variabile del gesto canoro, il quale insieme è scrutabile e percorribile solamente attraverso opinioni soggettive.
Il canto: leggi meccaniche alla base della conduzione meccanica, musicale ed espressiva della voce da un lato, compendio di infinite interpretazioni personali e coacervo di opinioni soggettive dall’altro lato, appartenenti ad una tradizione talmente ferrata, queste ultime, che non esclude nemmeno il tentativo di sovversione delle stesse leggi meccaniche.
Delfo Menicucci








