LA BATTERIA
Con questo articolo termina la breve panoramica sugli strumenti base per formare una band. Se non l’hai ancora fatto ti
invito a leggere anche gli altri articoli cliccando su “Suonare dal vivo”. Naturalmente gli argomenti non sono trattati in maniera completa ed esaustiva, per farlo c’è ancora tempo, ma sono voluto intanto partire con un primo approccio e con un pò di informazioni e consigli di base sui quattro strumenti (più la voce solista) indispensabili per costruire un gruppo musicale.
In questo post andiamo a conoscere
La batteria è uno strumento musicale composto da vari tamburi, piatti e percussioni, disposte in modo da essere suonate da un solo musicista.
I tamburi che compongono una batteria sono: la grancassa (in inglese kick), il rullante (snare), i tom, un timpano (floor) e i piatti (cymbals) tra i quali il charleston (hi-hat). Naturalmente qualsiasi batteria è personalizzabile con l’aggiunta di altre percussioni, tamburelli, campanacci ecc…
Il batterista di una band ha due possibilità di scelta: utilizzare una batteria acustica, oppure quella che comunemente viede detta “batteria elettronica” anche se dovrebbe essere chiamata “elettroacustica“. Le batterie elettroniche vere e proprie sono infatti le “drum machine“, ossia dei sintetizzatori dedicati esclusivamente a suoni percussivi, che producono sequenze ritmiche preimpostate, o usano pad interni o trigger collegati via MIDI. Una drum machine utilizzata al meglio e ben impostata può addirittura sostituire il batterista in una band di musica elettronica.
La batteria elettroacustica, invece è formata da pad che somigliano molto ai tamburi e ai piatti di una batteria acustica, ma produce suoni campionati che provengono da un modulo collegato via MIDI o da un Virtual Instrument di un computer.
Il successo che hanno avuto negli ultimi tempi queste batterie, deriva dalla loro estrema praticità e semplicità d’uso rispetto alle batterie acustiche. Soprattutto nella fase di regolazione dell’amplificazione sul
palco, i microfoni delle batterie acustiche possono essere talvolta difficili da regolare in modo ottimale, e comunque necessitano di tempo e pazienza, mentre è semplicissimo regolare i livelli di una batteria elettroacustica agendo direttamente sui volumi del modulo sonoro. E in più si eliminano rumori sul palco.
La scelta del tipo di batteria quindi è una decisione da prendere secondo le proprie esigenze, le proprie preferenze e secondo il genere musicale che la band propone.
L’accordatura è un procedimento che serve per portare il tamburo ad avere un suono più risonante possibile attraverso la tensione delle due pelli che lo compongono: la battente (superiore) e la risonante (inferiore).
Un accorgimento: non tenere i tamburi in braccio durante l’accordatura, ma dritti con uno dei due cerchi tendipelle appoggiato per terra. E’ l’unico modo per far suonare solo la pelle che si sta accordando.
L’ideale sarebbe riuscire a microfonare ogni tamburo con un microfono a circa 6 – 10 centimetri dalla pelle, il charleston con un microfono a circa 10 – 15 centimetri sopra al piatto superiore, e infine applicare due microfoni “Overhead” appesi a circa 45 centimetri sopra i piatti con la capsula rivolta verso il basso.
Mi rendo conto che ciò non è sempre possibile, e allora cercare almeno di utilizzare 4 microfoni da applicare alle prese XLR del mixer, uno per il charleston e il rullante, uno per la cassa, e due “overhead” appesi sopra i piatti.
Per quello che riguarda invece la batteria elettronica (elettroacustica), è necessario solamente inserire i due cavi jack del modulo sonoro in altrettanti ingressi del mixer.
Vedi anche: MICROFONAGGIO SUL PALCO
M.C.










