TEORIA MUSICALE. GLI ACCORDI: L’ACCORDO TONALE MAGGIORE
L’argomento è trattato anche nella VIDEOLEZIONE 13
Le note sul pentagramma possono essere scritte una di seguito all’altra, oppure una sopra l’altra.
Nel secondo caso vanno eseguite contemporaneamente. L’esecuzione simultanea di due soli suoni non forma un accordo, ma un intervallo armonico chiamato bicordo.
Per accordo intendiamo quindi l’esecuzione simultanea di tre o più suoni. Anche quando l’accordo è arpeggiato, cioè quando i suoni vengono eseguiti uno dopo l’altro, è sempre considerato accordo simultaneo.
Esempio di bicordo:
Esempio di accordi:
Nel post dedicato agli intervalli abbiamo visto come questi si misurano partendo dalla nota di partenza fino a quella di arrivo e, abbiamo dato un “numero” agli intervalli (di prima, di seconda, di quinta ecc…). Ora vediamo di assegnare loro anche un nome.
Nell’armonia tonale, che è quella utilizzata per le nostre canzoni moderne, si suppone che ogni brano abbia una tonalità di base, e tutti gli accordi del brano vengono considerati relativamente a quella tonalità. La tonalità di base è indicata per intenderci dall’accordo con il quale in genere inizia e finisce un pezzo musicale.
Quello che fa apparire identiche due melodie eseguite in tonalità diverse, come abbiamo visto nel post “I modi e le scale”, è il fatto che se cambia l’altezza di ciascun suono, tutti gli intervalli dell’una rimangono identici ai corrispondenti intervalli dell’altra.
Lo si può verificare confrontando la scala di qualsiasi tonalità con quella di Do:
Scala di Do maggiore (sopra) e scala di Mib maggiore (sotto)
I numeri romani indicano i gradi della scala: per la scala di Do il primo grado sarà appunto il Do, il secondo il Re e così via. Per la scala di Mi bemolle, il primo grado sarà il Mib, il secondo il Fa e così via. Come vedi, in entrambe le scale la successione dei toni e dei semitoni non cambia e gli intervalli della prima scala sono identici ai corrispondenti dell’altra (es. tra il primo e il terzo grado c’è un intervallo di terza maggiore per tutte e due le scale). Quello che dà a ognuno dei sette gradi della scala il suo particolare carattere è dunque la distanza che tiene rispetto a tutti gli altri, e non la sua altezza assoluta. Nell’esempio sopra il Sol della scala di Do corrisponde al Sib della scala di Mib: tutti e due infatti distano una quinta dalla prima nota della scala, un tono dalla nota precedente e successiva ecc…
Ognuno dei sette gradi della scala viene chiamato anche con un termine che ne sottolinea il carattere e la funzione tonale:
I grado: Tonica o Fondamentale
III grado: Modale o Mediante o Caratteristica
Ora che abbiamo conosciuto i gradi della scala e approfondito gli intervalli, proviamo a sovrapporre alcuni di questi gradi per formare l’accordo tonale o “perfetto”.
L’accordo tonale è formato dai tre gradi principali della scala e precisamente:
III grado: Modale (o Caratteristica o Mediante)
Prendiamo ad esempio l’accordo tonale di Do maggiore: la base dell’accordo è la tonica, cioè la nota Do; alla tonica si sovrappone una terza maggiore che non è altro che la modale, cioè la nota Mi; e a questa seconda nota sovrapponiamo un intervallo di terza minore, cioè la dominante (V grado) rispetto alla nota Do, cioè la nota Sol.
L’accordo tonale è quindi costituito da una successione di terze sovrapposte, la prima maggiore e la seconda minore:
Ecco che abbiamo formato il nostro primo accordo!
Da quello che abbiamo detto si evince che tutti gli accordi maggiori si formano sovrapponendo alla prima nota una terza maggiore e poi sovrapponendo a questa una terza minore, cioè una quinta giusta rispetto alla nota base dell’accordo.
Mirco Conforti













