TEORIA MUSICALE: GLI INTERVALLI
L’argomento di questo post è trattato anche nella videolezione: GLI INTERVALLI
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Ora che abbiamo preso un pò di confidenza con la tastiera del pianoforte attraverso il post precedente, osserviamo per un attimo ancora i tasti della scala che va dal Do a quello successivo:
Vediamo che tutti i tasti bianchi sono intervallati da un tasto nero tranne in due casi: tra il Mi e il Fa e tra il Si e il Do infatti non c’è un tasto nero che li separa
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Il motivo si perde nella notte dei tempi ed arriva fino alla Scuola di Pitagora che per prima ha studiato in modo matematico i rapporti tra le note…
Non voglio annoiarti con una storia che si protrarrebbe per pagine e pagine e con calcoli che risulterebbero ostici anche a me. Ti basti sapere che il modello oggi in vigore (almeno per quanto riguarda la musica
occidentale) è relativamente recente e risale alla pubblicazione nel 1691 del trattato “Musikalische Temperatur” nel quale si teorizzano i rapporti tra le note che oggi conosciamo. La definitiva attuazione pratica si deve invece a Bach con la pubblicazione del “Clavicembalo ben temperato”, una raccolta di preludi e fughe in tutte le tonalità.
Questa soluzione viene definita “Temperamento equabile” e consiste nella suddivisione dell’ottava in 12 semitoni alla stessa distanza l’uno dall’altro. In altre parole se noi suoniamo tutti i tasti, compresi quelli neri (scala “cromatica”), dal Do a quello successivo, eseguiremo delle note tutte alla stessa distanza l’una dall’altra, con un intervallo, cioè, sempre di mezzo tono.
Passiamo agli intervalli.
Nella teoria musicale gli intervalli si misurano contando le note da quella di partenza a quella di arrivo. Prendendo come esempio la scala di Do, gli intervalli saranno così composti:
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di seconda: Do – Re
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di terza: Do – Mi
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di quarta: Do – Fa
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di quinta: Do – Sol
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di sesta: Do – La
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di settima: Do – Si
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di ottava: Do – Do (ottava sopra)
L’intervallo di prima (Do con sé stesso) viene detto unisono.
Si possono avere anche intervalli oltre l’ottava, ad esempio undicesima, dodicesima, tredicesima ecc…
Sembra tutto facile, ma non finisce qui (i musicisti amano complicarsi la vita), infatti ora la storia si fa un po’ più complicata.
Osserviamo ancora una volta la nostra tastiera del pianoforte. Rimanendo sulla scala di Do che ormai è il nostro punto di riferimento, possiamo notare che sia l’intervallo Do – Mi, sia l’intervallo Mi – Sol, sono fondamentalmente delle terze. Ma suonano all’orecchio in maniera diversa!
Se osserviamo bene, infatti noteremo che nel primo caso ci sono quattro semitoni tra le note, e nel secondo caso solo tre. Osserva l’immagine.
Il primo intervallo viene allora definito maggiore mentre il secondo minore.
Non tutti gli intervalli hanno però questa particolarità: gli intervalli di quarta, di quinta e di ottava sono sempre uguali e vengono per questo definiti giusti.
Un intervallo può anche essere eccedente quando è più che maggiore o diminuito quando è meno che minore.
Te l’ho detto che la storia era complicata, ma non scoraggiarti. Rileggiti l’articolo e metti in pratica sulla tastiera ciò che hai letto. (Se non hai una tastiera spero che le immagini e i disegni siano esaustivi per la comprensione dell’argomento).
Per maggiore chiarezza ti riporto qui sotto una tabella dove puoi vedere quanti semitoni comprendono gli intervalli dalla seconda alla settima.
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Come puoi vedere la quarta e la quinta sono in genere giuste. La seconda diminuita e la settima eccedente esistono ma come puoi intuire non sono usati in pratica, in quanto non sono altro che l’unisono e l’ottava sopra.
Riguardati l’immagine dell’ottava riportata sopra e allenati a visualizzare gli intervalli alla luce della tabella che hai appena visto.
Un esempio: vedi che tra Do e Sol# c’è una distanza di 8 semitoni, e la tabella ci dice che questo intervallo equivale ad una quinta eccedente o ad una sesta minore.
Mirco Conforti












Bellissimo sito di teoria musicale…………..GRANDE!!!!