TEORIA MUSICALE: I MODI E LE SCALE

August 21st, 2009 | Categories: TEORIA MUSICALE
Musica tonale, musica modale e musica atonale
Il contenuto di questo post è trattato anche nella videolezione:
I MODI E LE SCALE

 

 TEORIA MUSICALE: I MODI E LE SCALE Si sente spesso parlare di musica tonale, atonale e di musica modale. Ma che cosa significano questi termini?


Vediamo con questo articolo se riesco a fare un po’ di chiarezza….


 

Modo è il termine che indica il particolare legame che per il nostro orecchio hanno fra loro i suoni di una scala.


Alla nostra sensibilità uditiva le note della scala naturale (per “scala naturale” si intende quella prodotta suonando solo i tasti bianchi del pianoforte) appaiono legate fra loro da rapporti di “parentela”. Uno dei sette suoni è percepito come fondamentale, come punto di riferimento. Mentre questo suono ha un carattere di “conclusione”, tutti gli altri in maniera diversa ci appaiono più o meno “sospesi”, come se avessero un equilibrio instabile.


Se infatti suoniamo la scala naturale a partire dal Do fermandoci per esempio al Si, questo ci appare come un suono sospeso a mezz’aria, con una forte attrazione a concludere verso il Do successivo. In questo caso il suono fondamentale è appunto il Do.

Ma possiamo suonare una scala naturale anche partendo da un altro tasto bianco qualsiasi, per esempio il Re. In questo caso suonando tutti i tasti bianchi fino al Re successivo noteremo che cambia il modo con cui il nostro orecchio percepisce l’intera serie, cambiano i rapporti fra le note e il modo con cui ogni suono sembra legarsi agli altri. Rispetto al nostro “orecchio musicale” questa seconda scala ci sembrerà strana, stramba, con i rapporti fra le note sbagliati.


Questo perchè dal Seicento ad oggi i modi usati per comporre la musica occidentale sono quello di Do, detto anche “maggiore” e quello di La detto “minore”.

Ciò non significa naturalmente che tutte le musiche dal seicento ad oggi vengono composte nella scala naturale di Do o in quella di La, ma bensì nel modo di Do o di La. Vengono composte cioè tenendo conto dei rapporti tra le note, degli intervalli caratteristici di queste due scale naturali.


Cerco di spiegarmi meglio, osserva la tastiera del pianoforte:

 TEORIA MUSICALE: I MODI E LE SCALE

Tra ogni nota (e quindi tra ogni tasto del pianoforte compresi quelli neri) e la nota successiva o precedente c’è un intervallo di mezzo tono. Quindi la distanza ad es. tra Do e Do# è di mezzo tono, come è di mezzo tono l’intervallo tra Mi e Fa o tra Si e Do. Mentre per es. tra Do e Re l’intervallo è di ½ tono + ½ tono= un tono.


Ora, suonando la scala naturale di Do noterai che si produce una sequenza ben precisa di toni e semitoni e cioè:

TONO – TONO – SEMITONO – TONO – TONO – TONO – SEMITONO

 TEORIA MUSICALE: I MODI E LE SCALE

Suonare nel modo di Do non significa altro che comporre musica con scale che utilizzino questa sequenza, indipendentemente dalla nota fondamentale (dalla tonalità) che si utilizza.

Se vorremmo comporre cioè una canzone in tonalità di Re, basterà utilizzare la sequenza della scala naturale di Do, ma partendo dalla nota Re. Avremmo così la scala:


Re – Mi – Fa# – Sol – La – Si – Do# – Re

(Tono      Tono        Semitono       Tono       Tono       Tono        Semitono)


Come vedi la sequenza dei toni e semitoni è stata riprodotta fedelmente.

Per quello che riguarda il modo di La (modo minore) la storia è un po’ più complessa in quanto esistono tre tipi di scale minori (e se contiamo la scala minore di Bach arriviamo a quattro!) e tratterò l’argomento nel prossimo articolo.


Ma ritorniamo al focus della nostra discussione: la musica composta secondo i modi maggiore o minore (modo di Do e modo di La) si dice musica tonale. La musica che non si basa su tali rapporti di “parentela” tra i suoni e li presenta come autonomi tra di loro, viene detta musica atonale. Quella composta secondo gli antichi modi (utilizzando le scale naturali partendo dal Re, dal Mi ecc..), e che hanno una diversa sequenza di toni e semitoni rispetto al modo di Do, viene detta modale (ad es. la musica medievale).

La diversa disposizione dei toni e semitoni di queste scale antiche è il motivo per il quale questo tipo di musica risulta di difficile comprensione per il nostro orecchio ormai abituato da secoli all’ascolto della musica tonale.


Spero di essere stato sufficientemente chiaro. Mi rendo conto che la materia può risultare ostica per chi non ha sufficiente dimestichezza con la musica, ma mi ripropongo in questo sito (per quanto mi è possibile) di rendere accessibili le basi di teoria musicale a tutti coloro che ne sono interessati. Seguimi e …. buona lettura futura!


M.C.




  1. massimo
    August 25th, 2009 at 09:42
    Reply | Quote | #1

    Moooolto interessante continua così che funzionerà, certo l’unico problema rimane come trovare il sito
    un saluto Massimo

  2. claudio
    October 5th, 2009 at 13:56
    Reply | Quote | #2

    ciao mi chiamo claudio vorrei chiederti un aiuto su tono e semitone credo di aver capito nella scala maggiore toni e semitoni ad esclusione del fa,sol, e si puoi aiutarmi.grazie.ciao

  3. October 10th, 2009 at 01:07
    Reply | Quote | #3

    Ciao Claudio, vediamo se sono riuscito a capire il tuo dubbio e se riesco a darti una risposta chiarificatrice.
    La scala occidentale moderna, che noi dividiamo in sette note, in realtà è suddivisa in 12 semitoni tutti alla stessa distanza (intervallo) l’uno dall’altro. Questa è una convenzione adottata ufficialmente nel 1691 e di cui parlerò in maniera più approfondita prossimamente.
    Partendo dal Do (osserva la tastiera del pianoforte) e suonando tutti i tasti in sequenza, compresi quelli neri, avremo quindi la successione:
    Do, Do#, Re, Re#, Mi, Fa, Fa#, Sol, Sol#, La, La#, Si.
    Ognuna di queste note è posta alla distanza di un semitono rispetto a quella precedente o successiva.
    Quindi tra il Mi e il Fa (due tasti bianchi adiacenti) e il Si e il Do successivo (due tasti bianchi adiacenti) c’è un intervallo di un semitono (non ci sono altri tasti che li separano).
    Tra tutti gli altri tasti bianchi adiacenti, ad es. Do, Re oppure Sol e La, invece l’intervallo è di un tono, come è faciilmente visualizzabile dal tasto nero che li separa e che prende il nome della nota precedente o successiva con l’aggiunta di “diesis” o “bemolle”. Il tasto nero ad esempio che si trova tra il Do e il Re può prendere il nome sia di Do diesis o Re bemolle. Naturalmente durante una composizione musicale la scelta di utilizzare il diesis o il bemolle sulla stessa nota non è libera ma vincolata da precise regole. Anche questo sarà un argomento che tratterò in un mio prossimo post.
    Spero di essere stato chiaro. Non esitare a scrivermi per ulteriori chiarimenti, sarò lieto di risponderti purchè tu non abbia troppa fretta.
    Dati i miei impegni non riesco a dedicare al sito il tempo che vorrei, ma in un prossimo futuro sarò sicuramente più assiduo!
    Ciao, Mirco.

  4. Anonymous
    January 15th, 2010 at 23:46
    Reply | Quote | #4

    massimo :Moooolto interessante continua così che funzionerà!
    un saluto Massimo

  5. May 21st, 2010 at 09:37
    Reply | Quote | #5

    KE BELLO SENTIRE LE VOSTRE IDEEE