TEORIA MUSICALE: ORIGINE DEL NOME DELLE NOTE

October 20th, 2009 | Categories: TEORIA MUSICALE

 TEORIA MUSICALE: ORIGINE DEL NOME DELLE NOTE

Statua di Guido d'Arezzo

 TEORIA MUSICALE: ORIGINE DEL NOME DELLE NOTE I nomi delle note così come oggi noi li conosciamo, sono dovuti al talento didattico di Guido Monaco, conosciuto anche come Guido d’Arezzo.

Siamo nel Medioevo, e più precisamente nella prima metà dell’ XI secolo, e Guido d’Arezzo, fondatore di una celebre scuola di canto in quella città, escogitò questo espediente per facilitare ai suoi allievi l’apprendimento di canti nuovi.

Guido si accorse che in un inno da loro ben conosciuto, l’Inno a S. Giovanni, i suoni iniziali dei primi sei versi formavano una scala ascendente. Chiamò allora ognuno di questi suoni con la sillaba stessa con cui venivano cantati:

Ut queant laxis TEORIA MUSICALE: ORIGINE DEL NOME DELLE NOTE

Resonare fibris

Mira gestorum

Solve polluti

Labii reatum

Sancte Joannes.

(Traduzione: affinchè i fedeli possano cantare con tutto lo slancio le tue gesta meravigliose, liberali dal peccato che ha contaminato il loro labbro, o San Giovanni).

Ut, Re, Mi, Fa, Sol, La, sono dunque i nomi che Guido usò, formando così la prima scala musicale di sei note chiamata esacordo. Più tardi, verso il 1600, il nome Ut fu mutato in Do, probabilmente per la maggior facilità di pronunciarlo nel canto. Oggi solamente in Francia la nota Do conserva ancora il nome originale di Ut.

Mancava una designazione per il settimo suono della nostra scala. In realtà, dato il carattere e la struttura particolare della musica di quel tempo, lungo tutto il Medio Evo questo settimo suono veniva anch’esso chiamato Mi.

Fu soltanto nel Rinascimento che si sentì la necessità di distinguere quel settimo suono dagli altri, e di trovargli quindi un nome speciale. Il nome fu Si, forse dalle iniziali dell’ultimo verso: “Sancte Joannes”.

Come ti sarai già accorto, lo spartito dell’Inno a S. Giovanni ha un aspetto assai diverso rispetto a quello a cui siamo abituati. In effetti si tratta di un “tetragramma”, cioè di un rigo musicale costituito da quattro linee e tre spazi, invece delle cinque linee e quattro spazi del nostro “pentagramma” moderno. Le note hanno una forma quadrata e infatti questo modo di scrivere la musica viene detto “Notazione Quadrata” o “Notazione Vaticana” che è una notazione apparsa nel XI secolo ( probabilmente anch’essa ad opera di Guido d’Arezzo),  per annotare il canto gregoriano.

In genere l’ambitus del canto gragoriano (l’ambitus è l’intervallo compreso tra la nota più bassa e quella più alta di uno spartito) era poco sviluppato, perciò quattro linee erano sufficienti. Nel caso comunque in cui una melodia superasse l’ambito delimitato dal tetragramma, si poteva aggiungere una linea supplementare sopra o sotto.

Questo sistema di dare un nome particolare alle note viene adottato solo nei paesi latini, mentre in altri paesi le note vengono nominate con lettere dell’alfabeto, partendo però dal La e non dal Do.

Per i paesi anglosassoni avremo quindi:

LA  SI  DO  RE  MI  FA  SOL

A    B    C     D     E      F      G

In Germania, invece la lettera B corrisponde al Si bemolle e il  Si viene indicato con la lettera H.

M.C.




  1. saverio salerno
    March 22nd, 2010 at 09:43
    Reply | Quote | #1

    GRANDISSIMO MIRCO!!!
    HO STAMPATO TUTTI I TUOI ARTICOLI…SONO UNA FAVOLA,CONTINUA COSI’ TI PREGO CON ALTRI ARTICOLI DI TEORIA ED ARMONIA,SE PUOI..
    GRAZIE ANCORA
    SALUTONI
    saverio salerno

  2. March 22nd, 2010 at 12:19
    Reply | Quote | #2

    Grazie ancora Saverio. Faccio quello che posso nei limiti del mio tempo, ma ti prometto che andremo mooolto avanti nello studio della musica. Continua a seguirmi e pubblicizza il sito con un pò di passaparola!.