TEORIA MUSICALE. LA MUSICA JAZZ parte seconda
Nell’articolo precedente riguardo alla musica jazz, abbiamo analizzato una delle componenti che differenzia il jazz dagli altri tipi di musica: la melodia. O meglio lo sconvolgimento della melodia tradizionale nel jazz.
E abbiamo visto che cosa differenzia la scala jazz dalla scala tradizionale, attraverso l’inserimento delle note blue.
Tuttavia nel jazz ancora più importante della melodia è l’elemento ritmico: dopotutto la prima cosa che si associa alla parola jazz è proprio il ritmo.
Per una maggiore comprensione del concetto di ritmo e di sincope, ti invito a leggere i miei articoli sull’argomento:
Vi sono due aspetti ritmici nel jazz: uno è il battere, che non è altro che quello che sentiamo quando il piede del batterista percuote la grancassa. Il battere continua senza cambiare metro dal principio alla fine di un brano formando gruppi da due a quattro battiti per ogni misura.
Più interessante invece è quel ritmo che si sovrappone al pulsare uniforme dei battiti della misura, cioè
quelle figurazioni prodotte da ciò che in musica si chiama sincope.
Tecnicamente la sincope si ottiene con l’eliminazione di un accento là dove è previsto, oppure con l’aggiunta di un accento là dove non è previsto. In tutti e due i casi si produce una impressione di sorpresa nell’ascoltatore.
Ma dove dobbiamo aspettarceli questi accenti ritmici? Sempre sul primo battito di ogni misura.
Se in una misura vi sono due accenti ritmici, il primo sarà forte e il secondo debole, anche se la misura è divisa in quattro parti ritmiche.
Pensa ad un reggimento che sta marciando: il sergente scandirà uno due, uno due. Se la misura è di quattro parti ritmiche le gambe continuano ad essere due e il sergente continuerà a scandire: uno due tre quattro, uno due tre quattro. L’accento cade in maniera naturale sempre su uno. Toglilo e otterrai una sincope.
Prova a contare fino a quattro e togli il primo elemento ritmico in questo modo:
(!) 2, 3, 4 (!) 2, 3, 4
In questo modo si ottiene una reazione fisica, un senso di mancamento, uno shock ….. una sincope.
L’altro modo per ottenere la sincope è l’esatto opposto: si pone l’accento sull’elemento debole, il secondo o il quarto, dove per naturale tendenza non dovrebbe cadere.
uno, DUE, tre, QUATTRO uno, DUE, tre, QUATTRO
Queste sono le basi del ritmo sincopato. Ora tentiamo di scoprirne gli aspetti più delicati.
Tra un elemento ritmico e quello successivo, ne esistono di più deboli, e quando l’accento cade su questi, lo shock che riceviamo è ancora maggiore, poichè quanto più debole è l’elemento ritmico accentato, tanto maggiore sarà l’effetto sorpresa. Prendiamo ad esempio una misura con otto battiti:
1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8
Di regola gli accenti dovrebbero cadere su 1 e 5 in questo modo:
1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8
Facciamolo invece cadere sull’elemento veramente debole: il 4
1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8
Ecco un esempio di ciò che abbiamo ottenuto, prova a suonare queste otto note sul pianoforte accentando la quarta in questo modo:
Naturalmente l’effetto sincopato più incisivo si ottiene effettuando ambedue le operazione nella stessa misura, mettendo cioè un accento su un elemento debole e togliendolo da uno forte:
1, 2, 3, 4, -, 6, 7, 8
Per eseguire in questo modo l’esempio sopra, metti una pausa al posto della nota Sol.
Bene, abbiamo esaminato due elementi molto importanti nel jazz: la melodia e il ritmo. Ma il jazz non sarebbe jazz senza il suo speciale colore tonale, senza quelle particolari sonorità che lo rendono diverso da ogni altro tipo di musica.
Nel prossimo articolo andremo a scoprire questo affascinante aspetto del jazz.
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Mirco Conforti









